
Le storie silenziose – Reading time: 7min..
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In tempi come questi, ovvero di crescente incertezza e disillusione, l’essere umano vive un momento di grande vulnerabilità. Le fondamenta sulle quali ha costruito la propria identità si sono erose. Lindividuo si sente come sospeso nel vuoto e avverte l’obbligo di fare ora i conti con se stesso, di sondare la propria interiorità. Per sottrarsi a questa responsabilità – dai più per nulla interpretata come tale -, molte persone cercano risposte semplificate e rassicuranti in ciò che è altro da sé. Da qui, il verificarsi del drammatico ripiegamento sulle destre estreme: risultato di una combinazione di fattori, anche di natura culturale e psicologica. Viceversa, nell’attuale contesto dinamico e ambivalente, altre persone colgono l‘opportunità di ricercare, quindi di scorgere in loro stesse fertili terreni su cui costruire una nuova identità e una società sana.
Il mio nome è Roberta e in virtù di una ricca combinazione di abilità trasversali sono in grado di occuparmi di Comunicazione Avanzata, dalla A alla Z.

Esperta storyteller e creator, appassionata di tecnologia e professionista della scrittura, curo un Magazine Digitale e, nel 2021, ho dato vita all’Accademia dell’Individuazione e di Digitalizzazione del Talento. Sono oggi ufficialmente membro del team internazionale attivo presso l’Idea Lab: laboratorio di idee facente parte del NeverEnding Studio. Su questo blog, condivido la mia filosofia ed etica del lavoro, oltre ad analisi sul metodo e a temi relativi all’uso dell’IA.
L’attività che svolgo sia come freelance che all’interno del team di cui faccio parte è, in estrema sintesi, quella di ricercare e valorizzare l’unicità di persone, brand, aziende e prodotti. E di offrire al pubblico le storie che cerca.
Ho trovato, nello storytelling, lo strumento per ricreare quei modelli consolidati, oggi in crisi, che possono aiutare ad orientarsi.
Nella mia personale esperienza, il crollo di riferimenti esteriori ha aperto il varco su un abisso che ho esplorato alla ricerca, nel mio mondo interiore, di punti fermi che mi consentissero di rilevare la mia posizione e tracciare nuove rotte.
L’unico modo per oltrepassare il buio è, infatti, quello di intraprendere un viaggio alla scoperta dei propri valori, desideri, paure e potenzialità.
Solamente attraverso questa esplorazione e l’acquisizione di nuove consapevolezze è possibile riscoprire una mappa per potersi orientare nella vita. Per raggiungere l’equilibrio che consente di porsi in modo più autentico e centrato, anche quando le circostanze esterne sono incerte o caotiche.
Ho dunque scoperto che l’abisso rappresenta tutt’altro che una minaccia, dato che costituisce una straordinaria opportunità non solo per riscoprire se stessi, ma anche per attingere a risorse ignorate o non riconosciute prima.
Un metodo umanistico
Per instaurare una connessione profonda col pubblico, parto sempre dalla mia interiorità, il cui ascolto intenso mi permette di comprendere maggiormente anche il mondo che ho attorno.
Quando parlo di “ascolto” mi riferisco, naturalmente, ad un genere di approccio che va oltre le parole, che mira ad afferrare le sfumature più sottili dell’esperienza. Quella che presto è un’attenzione che abbraccia non soltanto a quello che si sente, ma anche ciò che si intuisce.
Si tratta di un viaggio profondo e trasformativo, e di un processo di introspezione che è alla base del mio metodo. Per narrare storie con maggiore profondità e verità è infatti necessario percepire, nel modo più sensibile e attento, la realtà complessa in cui siamo calati.
Ciò consente di arricchire la narrazione con esperienze vissute che forse prima erano meno evidenti, o che sembravano meno importanti.
Presentandomi, ho usato l’espressione “un abisso a terra e per mare”. L’intento era quello di evocare l’esplorazione ad un livello emotivo al tempo stesso concreto e vasto. L’abisso di cui parlo simboleggia evidentemente le difficoltà e la solitudine.
Tuttavia, rappresenta anche il punto di partenza verso una comprensione più profonda di sé e degli altri, dove il “buio” diviene, paradossalmente, il luogo simbolico che illumina e dà significato al “grande immenso” che ci circonda.
Integrazione di questi temi nel mio storytelling
Il mio approccio come storyteller mira a spingersi oltre la superficie delle storie che mi appresto a raccontare, alle quali aggiungo un strato di autenticità che nasce dalla mia stessa esperienza di esplorazione interiore.
La capacità di introspezione che mi contraddistingue conferisce alla narrazione maggiore autenticità e la rende più vicina al pubblico.
Quando racconto una storia che nasce dalle mie esperienze più intime, infatti, tutte le emozioni vissute diventano strumenti narrativi utili ad arrichire trama, personaggi e atmosfera.
In buona sostanza, il mio viaggio interiore – un cammino di consapevolezza e scoperta — è il cuore pulsante di una narrazione capace di toccare nel profondo.
La mia stessa esperienza come storyteller è un riflesso del mio viaggio interiore.
Il processo di scrittura, ad esempio, è per me un atto di confronto con il mio Sé, dove la narrazione diviene un mirroring del percorso che ho compiuto: attraverso le parole e la costruzione di una storia, scopro sempre cose nuove su me stessa.
E il segreto che sta alla base di tutto questo percorso consiste nel saper ascoltare.
Ascoltare più forte
L’arte dell’ascolto si esercita non solo prestando attenzione con maggiore intensità, ma implica un livello più profondo di empatia e consapevolezza. Si tratta, cioè, di stare a sentire quello che rimane implicito: emozioni, intenzioni e contesto.
Ascoltare in modo attivo e intenzionale, abbattendo barriere comunicative e pregiudizi, permette di comprendere meglio chiunque si abbia di fronte.
Questo approccio è cruciale sia nei rapporti interpersonali, che in ambiti professionali, dove un certo livello di attenzione consente di cogliere esigenze, idee e prospettive che possono finanche risultare innovative.
L’importanza del porgere orecchio risiede nella sua capacità di creare connessioni autentiche, favorire la comprensione reciproca e generare soluzioni più efficaci.
Ascoltare più forte significa, in definitiva, dare il giusto valore alla comunicazione, non limitandosi a rispondere ma cercando di capire profondamente. E significa riflettere. Quando riflettiamo, infatti, non facciamo semplicemente un esercizio intellettuale, ma ci accorgiamo di dettagli, emozioni e verità che normalmente potrebbero sfuggirci.
L’atto del riflettere sottintende infatti quell’ascolto profondo capace di captare anche ciò che è nascosto, sia nel mondo esterno che dentro di noi.
“Ascoltare più forte” vuole dire diventare più sensibili a noi stessi.
Spesso, in questo mondo frenetico, siamo troppo occupati a reagire agli eventi piuttosto che ad ascoltarli davvero, a percepirne il significato. Ed ecco che riflettere ci fa mettere in pausa le nostre reazioni automatiche, mettendoci nella condizione di entrare in contatto con le nostre emozioni e i nostri pensieri più intimi. Ascoltarli ci consente di comprendere il nostro essere, abbracciando desideri che vanno coltivati e accogliendo conflitti che devono essere risolti.
Riflettere, dunque, non è altro che un modo per ascoltare quello straordinario genere di cose che non si dicono ad alta voce, e che amo definire storie silenziose.

Hai domande? Fatti sentire! Commenta questo articolo, esterna il tuo pensiero. Con educazione, non esitare a rivolgere critiche, da parte mia sempre bene accette.
Una disamina o un appunto costruttivo, infatti, incentivano quel critical thinking che è un elemento imprescindibile per la mia crescita, nella mia vita privata come nel lavoro. Tuttavia, un apprezzamento sarebbe gradito.
Grazie per la tua attenzione.


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