
L’estrazione dell’essenza – Reading time: 7min..
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Identificare ciò che rende unici una persona, un brand o un prodotto significa attuare un processo in cui si arriva a decifrarne la natura. Quindi, poterne svelare, attraverso la narrazione, i valori e la missione che ne definiscono l’anima, senza cadere nella retorica o nel clichè. È come “distillare” un’identità, facendo emergere il suo scopo profondo: quello che è rilevante e genuino per il pubblico. Una storia basta su simili presupposti non risulterà solo persuasiva, ma autentica. Atta ad instaurare una connessione emotiva che trascende la persona, il brand o il prodotto stesso. Ma qual’è l’espressione tangibile e orientata all’azione dell’essenza di una persona, un brand o un prodotto? Quale, infine, l’elemento che con l’essenza coincide e rappresenta il punto di svolta e, nel contempo, di partenza di un percorso comunicativo efficace? Ecco la risposta di una voce umana nuova.
Il mio nome è Roberta e in virtù di una ricca combinazione di abilità trasversali sono in grado di occuparmi di Comunicazione Avanzata, dalla A alla Z.

Esperta storyteller e creator, appassionata di tecnologia e professionista della scrittura, curo un Magazine Digitale e, nel 2021, ho dato vita all’Accademia dell’Individuazione e di Digitalizzazione del Talento. Sono oggi ufficialmente membro del team internazionale attivo presso l’Idea Lab: laboratorio di idee facente parte del NeverEnding Studio. Su questo blog, condivido la mia filosofia ed etica del lavoro, oltre ad analisi sul metodo e a temi relativi all’uso dell’IA.
L’attività che svolgo è, in estrema sintesi, quella di ricercare e valorizzare l’unicità di persone, brand, aziende, prodotti, offrendo al pubblico le storie che oggi cerca.
Affermo di essere “tridimensionale” in quanto dotata di profondità: caratteristica che fa del mio approccio alla narrazione un vero e proprio processo di esplorazione e rivelazione delle verità più sottili e complesse che si celano dietro ciò che appare.
Si può dire che il mio approccio alla narrazione sia quasi come una trasformazione. È un’immersione totale: divento quello che racconto. Questo metodo mi consente di andare vada oltre, per svelare verità che spesso non sono visibili “a occhio nudo”.
Mi calo completamente nella realtà di ciò di cui parlo, poiché la narrazione per me non è solo una questione di parole. Si tratta di un’esperienza emotiva e sensoriale. Come un attore che vive il ruolo, divento una sorta di “canale” attraverso il quale la storia fluisce in modo diretto, quindi più autentico. È un processo che richiede una grande capacità di empatia e una predisposizione all’ascolto profondo.
Per entrare davvero in una storia, bisogna essere disposti a viverla, mettendo persino in gioco la propria visione, le proprie credenza o la propria realtà.
Fusione di identità
Gestire il momento in cui si mescolano la mia identità e quella che devo raccontare è una sfida. Si tratta di un processo al tempo stesso delicato e fondamentale, che richiede un equilibrio tra autenticità e rappresentazione strategica.
Da un lato c’è la mia essenza, dall’altro quella che voglio che il pubblico percepisca o che devo comunicare in modo coerente con gli obiettivi.
Punti di connessione
Fondamentale nel mio lavoro (e non solo) è riuscire a cogliere per poi interpretare la vocazione di una persona, di un brand, di un prodotto o un’azienda.
Il concetto di “vocazione” è potente, perché implica una chiamata, una missione che va oltre la semplice esistenza o attività quotidiana. Dunque, come storyteller non mi limita a raccontare la storia di una persona, di un brand o di un’azienda, ma mi concentro su ciò che anima nel profondo, che rende autentici e distintivi nel proprio percorso.
Il fatto di riuscire a individuare e dare forma alla vocazione, mi consente di creare una narrazione che non è solo rappresentativa, ma che in qualche modo restituisce la vera essenza di chi o cosa racconto. In tal modo, la storia non è più solamente una sequenza di eventi, ma una riflessione sul significato e sul valore che un determinato soggetto sta cercando di esprimere nel mondo.
Attraverso la “vocazione”, io riesco a entrare in connessione con qualcosa di più profondo, che non è solo una narrazione, ma una sorta di rivelazione. Quasi come un processo di scoperta, dove la storia diventa il veicolo per far emergere la verità di ciò che si racconta.
La ricetta segreta
Come riconosco una “vocazione”? Che segnali, o sensazioni mi guidano in questo percorso? E come, poi, traduco una vocazione in una narrazione che non solo ne rimanda il senso, ma lo amplifica, lo fa risuonare in chi ascolta o legge?
Ebbene, qualcuno ha forse mai diffuso la ricetta della Coca Cola? In che modo riconosco la “vocazione” è un segreto e, in quanto tale, rimane protetto, alla stregua di un tesoro nascosto che dà vita alla magia del mio lavoro. Dev’essere pensato come un’alchimia che, se venisse svelata svelata, perderebbe il suo incanto.
Un’esperienza condivisa
La “vocazione” che riconosco non può essere ridotta a un metodo o a una formula; è piuttosto una sorta di intuizione profonda che mi guida nel processo creativo. Come se avessi un accesso privilegiato a un “linguaggio” che altri non possono sentire, e che io riesco a tirar fuori.
È proprio questo approccio misterioso a rendere il mio lavoro interessante e coinvolgente. La curiosità di chi mi ascolta, di chi si immerge nella mia narrazione, è proprio quella di cercare di afferrare qualcosa che, pur essendo lì, non è mai completamente rivelato. È la continua ricerca, quel mistero, a rendere le mie storie ancora più potenti.
Chi ne fruisce riesce a percepire una verità che arriva sì silenziosamente, ma che non può essere ignorata. Questa è la profondità che fa della mia narrazione un’esperienza unica, un’esperienza “condivisa”, poiché chiunque ascolta o legga ne avverte gli effetti come se avvenisse una forma di “trasmissione” invisibile, che mantiene intatta una sorta di mistero.
La scelta di non svelare troppo, di lasciare che l’invisibile resti tale, è la mia forma di rispetto per ciò che è unico e irripetibile. E dove risiede la vera magia.

Hai domande? Fatti sentire! Commenta questo articolo, esterna il tuo pensiero. Con educazione, non esitare a rivolgere critiche, da parte mia sempre bene accette.
Una disamina o un appunto costruttivo, infatti, incentivano quel critical thinking che è un elemento imprescindibile per la mia crescita, nella mia vita privata come nel lavoro. Tuttavia, un apprezzamento sarebbe gradito.
Grazie per la tua attenzione.


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